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Trasporti
e infrastrutture
La
mobilità ,sia essa di uomini che di merci, è una delle più importanti
attività umane.
Tutta la civiltà dell'uomo è avanzata sulle strutture di trasporto,
basti pensare alle strade romane o alla ferrovia che attraversò l'America del Nord,
cambiando irreversibilmente la storia di quel continente.
Più prosaicamente consideriamo che oggi, in Italia, il PIL dovuto alla mobilità
è considerato pari al 20-25% del totale.
Una
cifra enorme quindi, commisurata alla valenza socioeconomica dell'argomento.
Se
consideriamo poi che, nella società odierna, il tasso di mobilità cresce
di circa dell'1% in più della crescita del PIL, si può comprendere come i
due dati siano strettamente correlati e come portino a due ovvie
conclusioni: la prima è che la necessità di nuove infrastrutture e di
progettualità sia facilmente prevedibile e programmabile, visto che il PIL
è un parametro sul quale si possono fare previsioni attendibili, la seconda
è che la mobilità influenza in modo diretto il PIL stesso.
Queste
considerazioni sono talmente ben note da sfiorare l'ovvio. Tutti i Governi, fin
dall'epoca dei fenici hanno considerato le infrastrutture stradali e
portuali come elemento fondamentale per promuovere la propria economia. Nel
diciannovesimo secolo la politica delle infrastrutture ha posto l'accento
sulle realizzazioni ferroviarie, che hanno dato un fortissimo impulso,
insieme con le spese militari, alle economie delle società occidentali.
Basti pensare che l'Italia nel 1900 destinò il 17,3% del Bilancio dello
Stato per la realizzazione di infrastrutture di trasporto. Un dato eclatante
che non solo ha valenza economica ma anche politica, poiché, soprattutto la
ferrovia era vista come elemento di unificazione del paese.
Le cose sono
progressivamente cambiate nel secolo ventesimo e l'ultimo grande sforzo nel
campo della mobilità venne fatto negli anni '60 e '70 con la realizzazione
della rete autostradale .Facciamo notare che, in quegli anni, la spesa per
investimenti era pari a circa il 3,5% del Bilancio: oggi siamo alla paralisi
e la spesa è scesa all'1,5%.
Aggiungendo
a ciò l'esplosivo aumento dei veicoli su gomma si è giunti ,in Padania alla
paralisi prossima ventura della mobilità su strada.
Gli
USA hanno 35 veicoli per Km di strada statale, la Germania circa 80,
l'Italia 120, la Lombardia 190: una situazione insostenibile.
Che
fare per rimediare e per rilanciare la mobilità Padana?
Riteniamo
che in primis occorra cercare di capire come mai si è giunti a questo
punto.
A
nostro avviso le cause sono tre:
1)
L'adesione acritica alla teorie di Pasquale Saraceno per lo sviluppo
del Sud, secondo le quali, per stimolarne l'economia occorreva effettuare
dosi massicce di denaro pubblico, costruire strade, autostrade ed in
generale infrastrutture. Ciò ha penalizzato fortemente la mobilità della Padania.
Questa
filosofia è tuttora imperante, visto che anche l'ultimo contratto di
programma Stato-Ferrovie, stipulato dal Governo Prodi, ha destinato il 70%
delle risorse al Sud.
2)
La progressiva urbanizzazione della Padania, con il suo carico di
intasamento, stress, inquinamento ha reso le popolazioni del tutto
intolleranti verso nuove infrastrutture, viste come una perdita di qualità della vita,
già abbondantemente compromessa.
Se
a ciò aggiungiamo la più grande approssimazione nella progettazione, la
mancanza per anni di qualsiasi attenzioni a forme di VIA ed il fatto che
tutti i grandi progetti infrastrutturali degli anni '80 sono stati largamente
inquinati da concezioni assai dubbie se non tangentizie, si capisce perchè la coscienza popolare ha impedito la realizzazione di numerose opere. Se ciò
ha salvaguardato l'interesse delle popolazioni locali, ha però fatto pagare
un prezzo pesantissimo alla Padania in termini di moderne infrastrutture.
La
Pedemontana lombarda, programmata e finanziata negli anni '80 non ha mai visto la
luce e così interporti e linee ferroviarie ad alta capacità.
3)
Le procedure amministrative sono complesse e farraginose; si calcola
che, per realizzare una nuova opera, il tempo di effettiva costruzione
occupi il 30% del tempo complessivo.Se a ciò si aggiunge il meccanismo
della Conferenza dei servizi che prevede l'unanimità di tutte le
amministrazioni locali ,si configura un quadro di paralisi del sistema.
Progetti per
l’immediato
La
situazione è drammatica, per cui ogni intervento non può prescindere da
interventi correttivi immediati.
Da
parte nostra ne abbiamo considerati due che possiamo considerare
emergenziali:
1)
Attivare immediatamente le autostrade del mare;
2)
Stimolare e incoraggiare la circolazione notturna dei mezzi pesanti
in un ottica di" Economia delle 24 ore" ;
3)
Varare la " Legge Obiettivo" come strumento di snellimento
delle procedure.
Progetti
a medio e lungo termine
I
progetti a medio e a lungo termine non possono che essere visti nell'ottica
della devolution prima e del federalismo poi. Nel settore dei trasporti ciò
è già stato in parte avviato: infatti a medio termine dovrebbe partire il
Sevizio Ferroviario Regionale, mentre con i Dlgs. nn° 112/98 e 461/99
si è dato il via alla regionalizzazione di quelle
Strade Statali che siano in realtà di esclusivo interesse regionale.
Si ritiene perciò
che un programma di Governo centrale debba riguardare soltanto gli aspetti
di interesse nazionale e internazionale e quindi grandi vie di comunicazioni
quali ad esempio i corridoi europei, i grandi hubs o porti di interesse
strategico nazionale, mentre le restanti infrastrutture debbono essere
lasciate alla programmazione regionale, comprese le comunicazioni tra le
regioni.
Partendo
dalle teorie di Keiniki Omhae, occorre stimolare un cambiamento culturale
complessivo e programmare le infrastrutture là dove esse servono.
A
questo proposito i dati parlano chiaro: gli scambi internazionali della
Padania avvengono con l'Europa e pertanto le merci vanno a Nord e provengono
da Nord se si escludono i prodotti energetici e siderurgici che però
seguono una loro filosofia particolare .
Quindi
l'obiettivo strategico da
perseguire sono i trafori alpini e la grande trasversale EST-OVEST.
Occorre
stanziare risorse pubbliche pari almeno all'1% del PIL, poiché il Project
finance non è la panacea di tutti i mali anche se può essere un prezioso
strumento operativo.
Occorre
spezzare l'equazione: crescita del PIL = crescita del traffico. Ciò è
possibile con politiche di decoupling che però implicano un ripensamento
del funzionamento di tutta la società.
E'
questo però un nuovo approccio innovativo che può portare a grandi
risparmi, non solo in termini finanziari, ma anche in termini di ambiente e
sicurezza. E' una sfida complessa, che però un movimento innovatore e ,per
certi versi, rivoluzionario come la Lega Nord non può non affrontare.
Occorre preparasi alla sfida dell'e-commerce che proporrà a breve nuove e gravi problematiche
Sen
. Roberto Castelli
Responsabile
Trasporti e Infrastrutture
Segreteria Politica Federale
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