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Lineamenti di Politica Economica

L’opzione di fondo 

L’approccio economico della LEGA NORD PADANIA deve considerare la dimensione attorno la quale ruota la ragione fondante del Movimento: la dimensione “locale” intesa come attenzione alla cultura della nostra gente che si traduce inevitabilmente anche in chiave economica con un modello di sviluppo del tutto peculiare che trova sintesi in un tessuto di piccole medie imprese che sino ad oggi ha garantito un invidiabile livello di benessere alla Padania.

Essa deve coniugarsi oggi con la dimensione globale  che sull’onda della rivoluzione tecnologica annulla le distanze fisiche, sconvolge il concetto di mercato inteso in senso “fisico” ri-posizionando domanda e offerta, introduce un nuovo concetto di economia di scala che impone le grandi dimensioni aziendali e societarie pena l’uscita dal mercato globale o la marginalità di “nicchia”.

Tale scenario ha imposto necessariamente e generalmente anche un aggiornamento “ideologico” mettendo out tutte quelli concorrenti di pensiero che contrastavano il pensiero liberale o meglio ”capitalista”, automaticamente eclissatosi assieme al fallimento dei modelli politici comunisti e socialisti del secolo.

Appare però come dominante, almeno nella parte di mondo sviluppato, la nuova ideologia del “pensiero unico” a cui appare inevitabile la gestione unica, partendo dalla dimensione finanziaria, della dinamica economica mondiale considerato come unico grande mercato e in cui non ci sia spazio per le peculiarità e le differenze (si pensi al destino dei prodotti tipici). In questo quadro il terzo mondo è gestito in chiave funzionale (immigrazione per mano d’opera, “guerre giuste”) in relazione a opportunità di mercati di approvvigionamento o di sbocco.

La sfida che come Lega Nord Padania dobbiamo raccogliere è quella di offrire delle risposte non pregiudiziali al nuovo contesto che si presenta ai nostri occhi, cercando di affrontare la globalizzazione non rifiutandola a priori (che ci condurrebbe inevitabilmente alla marginalità), bensì cercando di trovare spazio e respiro all’economia cosiddetta “locale”, quella a noi più vicina, sia territorialmente che culturalmente, fatta di imprenditori, artigiani, commercianti in carne ed ossa.

Fatto salvo l’orientamento al futuro accennato dovrà a nostro giudizio essere abbandonata la politica di generalizzati e parcellizzati interventi contributivi alle imprese sotto forma di trasferimenti, talvolta ai limiti dell’assistenza: al contrario il controvalore di tali elargizioni deve tradursi in una generalizzata imposizione fiscale che lasci al mercato e alla concorrenza il compito di premiare l’efficienza.

La Lega Nord Padania è consapevole peraltro della necessità di fare crescere anche in termini dimensionali la realtà delle imprese italiane, altrimenti prive del necessario respiro, per competere con i colossi stranieri e di una prospettiva di innovazione che mostra una significativa correlazione con il dato dimensionale. A questo riguardo dovrà essere rimosso ogni ostacolo (ad esempio mediante la riforma dello statuto dei lavoratori con i limiti attualmente previsti, del mercato finanziario e mobiliare, del diritto societario) che oggi induce al nanismo imprenditoriale.

La Lega Nord Padania non trascura di evidenziare le grandi potenzialità che derivano da un nuovo rapporto tra l’economia e l’ecologia: l’ambiente può essere visto non come un limite allo sviluppo ma una occasione per creare ricchezza mediante la sua valorizzazione (ad esempio dovrà essere incentivato il riutilizzo delle aree dismesse in alternativa alle nuove urbanizzazioni produttive).

Un sistema più moderno e competitivo dovrà poi trovare la necessaria assistenza dal fronte pubblico per introdursi sui  mercati esteri di grande sviluppo e prospettiva e in questo senso la Lega Nord Padania auspica una riforma radicale dell’attuale funzione degli istituti di promozione del commercio estero.

A queste condizioni di fondo, la cui soluzione è fondamentale a prescindere dalle latitudini, si aggiungono politiche mirate per il sud del paese.

A questo proposito strategico sarà il ruolo giocato dai fondi strutturali europei per gli anni 2001- 2006, probabilmente gli ultimi disponibili prima dell’allargamento ad est dell’unione europea.

La Lega Nord Padania ritiene che tali fondi debbano essere utilizzati per rimuovere le condizioni di fondo strutturali che penalizzano il sud in termini di infrastrutture (aeroporti, strade, porti, acquedotti, ecc.).

Rifiuta qualsiasi forma di utilizzo di tipo assistenziale di “sostegno al reddito”.

Valuta che sotto l’aspetto della promozione dell’attività imprenditoriale sia preferibile al meccanismo dei crediti d’imposta per le assunzioni o ai contributi a  fondo perso del tipo “prendi e fuggi”, una politica di riduzione generalizzata dell’imposizione fiscale alle imprese che, rispettando la legalità, dimostrino di essere efficienti e riuscire a stare sul mercato.

Il sud peraltro dovrà maturare un proprio peculiare modello di sviluppo che facendo leva sulle condizioni climatiche, le bellezze ambientali e artistiche valorizzi soprattutto il turismo, in grado di produrre occupazione con una minore intensità di capitale impiegato rispetto all’industria.

Non potrà tuttavia trascurasi la necessità di collegare il costo del lavoro alla effettiva produttività del medesimo. Deve essere superato il tabù con l’abolizione del contratto di lavoro nazionale, al fine di rimuovere uno dei fattori che rendono privo di economicità l’investimento al sud.

Un’ulteriore punto fermo del nostro agire è l’attenzione privilegiata alla “economia reale “ che rischia di essere travolta dallo strapotere della finanza.

La globalizzazione finanziaria infatti ha di fatto anticipato quella commerciale e produttiva, ne detta i ritmi e le priorità. Essa ha caratteristiche “elitarie” quanto ai soggetti operatori, in grado di pilotare i comportamenti della più diffusa categoria dei “produttori”.

In questa sede non ci si vuole addentrare nelle politiche settoriali, appare tuttavia evidente che una volta accettato questo approccio ne discendono ovvie conseguenze ad esempio per il commercio, il credito, le piccole e medie imprese, ecc. per cui si rinvia alle specifiche trattate a parte.

PENSARE LOCALMENTE E AGIRE GLOBALMENTE: così si potrebbe riassumere il nostro atteggiamento in contrapposizione ed in alternativa (o a complemento) di una più vasta classe politica o che non pensa o che al contrario pensa globalmente e agisce localmente.

 

Il settore privato 

La competizione che assume sempre più la dimensione “globale” evidenzia in modo impietoso la necessità di ripristinare le condizioni di contesto e di ambiente nel quale si colloca il sistema imprenditoriale al fine di garantire condizioni di competitività alle nostre imprese. Tale situazione è dimostrata dal progressivo diminuire della quota di mercato italiana nel commercio internazionale.

Per recuperare posizioni di competitività occorre agire sul cosiddetto “fattore paese”, tenendo però in debito conto le diverse specificità dell’economia padana e meridionale.

In base a questo approccio comune all’intero paese dovrà essere il processo di sburocratizzazione della pubblica amministrazione, che a nostro avviso passa necessariamente attraverso una riforma federale di ampio respiro, l’apertura ad una effettiva concorrenza nei mercati dei fattori produttivi strategici, in particolare l’energia, il recupero di una dotazione infrastrutturale testa a garantire condizioni minime di accessibilità e trasporti, la ricerca della maggiore flessibilità e qualificazione della forza lavoro, la riduzione del carico fiscale e contributivo che grava attualmente sul sistema delle imprese.

La consapevolezza peraltro che non si potrà nel lungo periodo contrastare la concorrenza di prezzo nelle produzioni a bassa intensità tecnologica che proviene dai paesi di più recente industrializzazione impone la necessità di una politica selettiva di incentivi e agevolazioni fiscali: a nostro avviso dovranno essere premiati i soggetti imprenditoriali che accetteranno di scommettere sul futuro: detassazione per gli utili reinvestiti e per gli investimenti in ricerca e sviluppo; politica di formazione centrata e orientata sulla necessità del mercato del lavoro in grado di fare lievitare complessivamente il capitale umano del sistema produttivo.

 

Tra pubblico e privato

La Lega Nord ritiene che il capitalismo rappresenti il sistema economico più efficace per la produzione di ricchezza.

Ritiene altresì che il pubblico debba restringere il campo di attività nelle sue competenze cruciali: fare poco e bene.

In questa prospettiva le privatizzazioni delle imprese pubbliche, anche nel settore energetico, devono essere portate a termine in tempi rapidi. E’ però altrettanto vero che non può essere accettata supinamente una politica di apertura ai mercati, in cui manchi il contesto di reciprocità e in cui i grandi gruppi pubblici stranieri possano fare shopping in mercati liberalizzati in virtù di norme e direttive europee.

Tale prospettiva vale soprattutto per le aziende municipalizzate in cui l’apertura al mercato, condivisibile, deve essere vista come una fase transitoria tesa a promuovere l’imprenditoria privata locale nei settori delle utilities – e quindi in grado in prospettiva di competere con le realtà imprenditoriali estere in condizioni di parità – e a cui non può mancare la possibilità di controllo democratico dei cittadini utenti.

La medesima prospettiva vale per l’apertura dei cosiddetti “mercati protetti” degli ordini professionali. Non deve essere consentita nessuna manovra corporativa tesa a perpetuare privilegi, ma la Lega Nord Padania non ritiene che l’apertura indiscriminata all’avvento dei soci di capitale possa portare per sè all’efficienza del mercato: rischia al contrario di svilire un patrimonio di conoscenza a cui attribuiamo un valore non solo economico.

 

La finanza pubblica.

L’approccio sin qui svolto vale anche con il riferimento alla finanza pubblica .

A questo proposito la Lega Nord Padania sottolinea la necessità di pervenire a forme di bilancio pubblico standard a ogni livello della Pubblica Amministrazione, basate sul principio della competenza, semplificate e trasparenti e che si sostanzino in un processo di bilancio che distingua la responsabilità dei ruoli tra esecutivo e parlamento.

Il sistema di relazioni finanziarie tra il diverso livello di enti, in attesa del compiuto raggiungimento del federalismo fiscale, dovrà basarsi su di un regime transitorio in cui siano superate le pesanti discriminazioni nei trasferimenti tra enti.

La politica di bilancio dovrà rispettare i principi innanzi descritti con riferimento al settore privato: una politica fiscale che premi l’investimento sul futuro (attenzione alle famiglie, de-tassazione investimenti), una politica della spesa pubblica necessariamente riqualificata che riduca le spese correnti, soprattutto quelle di funzionamento, per dirottare risorse sugli investimenti (ad esempio sulle infrastrutture e la difesa del suolo).

Il circuito virtuoso dovrà sostanziarsi nella riduzione delle spese correnti, l’aumento di quelle di investimento, la riduzione dell’indebitamento mediante le alienazioni del patrimonio immobiliare e mobiliare, la riduzione delle imposte reso possibile dallo stimolo allo sviluppo economico.

 

Sintesi e conclusioni

Orientamento al futuro, attenzione all’economia “reale” e locale, liberazione delle energie imprenditoriali private, focalizzazione dell’azione pubblica sulle emissioni proprie cruciali.

La Lega Nord Padania concepisce un sistema economico liberato dall’opprimente invadenza dello Stato, in cui il capitalismo possa produrre ricchezza in un contesto di vera concorrenza e in cui i cittadini non siano solo soggetti passivi di politiche decise da ristrette élites, ma imprenditori attivi o potenziali.

Per questo proponiamo un capitalismo che non sia semplicemente tale.

Quello che noi auspichiamo è il “capitalismo democratico”.

 

On. Giancarlo Giorgetti
Responsabile Economia 
Segreteria Politica Federale

 

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