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Valutazioni
politiche sugli spazi comuni tra immigrazione, cooperazione
ed Europa
La
Lega Nord ha avuto, sotto il profilo politico, una visione
storica di questo paese e dei suoi problemi; altre forze
politiche hanno invece una visione clientelare o al massimo
amministrativa e la loro politica tende alla conservazione
di queste caratteristiche.
Il
nostro movimento ha interpretato le contraddizioni, l'oppressione
statalista della nostra terra e la necessità del cambiamento
proponendo riforme fondamentali, istituzionali, quali il federalismo.
Ha ricondotto problemi particolari, contingenti, anche molto
importanti, alla causa prima che li ha generati ossia lo statalismo.
Ecco
perché la Lega ha già vinto, sul piano strettamente politico,
il confronto con gli altri partiti.
Anche
sul piano internazionale abbiamo affrontato da anni alcuni
temi estremamente importanti come il processo di globalizzazione
e lo squilibrio tra Nord e Sud del mondo che oggi sono
diventati oggetto di discussione non soltanto politica ma
sociologica, di costume, filosofica.
Questa
visione storica di problemi strutturali dimostra ancora una
volta quanto sia ingiusta l’etichetta di movimento localistico
che ci viene affibbiata, per malafede o per ignoranza. Il
nostro compito è quindi quello di analizzare questi grandi
temi e le loro conseguenze continentali, nazionali e locali,
per poter sviluppare una "nostra" politica estera.
A questa si deve dare una grande attenzione per le sue implicazioni
economiche, finanziarie, militari e sociali, e come strumento
di sviluppo per i nostri popoli. Una politica estera capace
di capire le sfide di un mondo globalizzato e cosciente dei
limiti e delle possibilità dello Stato che rappresenta, è
indispensabile per effettuare le scelte che consentano di
affrontare i problemi e non di subirli.
Citavamo
prima lo squilibrio tra Nord e Sud del mondo come uno dei
grandi temi d'attualità soprattutto per un aspetto che ci
tocca profondamente, ossia quello dei flussi migratori. Si
tratta di milioni di persone che, in maniera non prevedibile
ed in tempi non prevedibili, si muovono da un paese all'altro
con conseguenze rilevanti e difficilmente controllabili. Quale
risposta dare al fenomeno dell’immigrazione è l'interrogativo
che ci collega all'altro tema trattato nella relazione, e
cioè alla politica di cooperazione con i paesi in via di sviluppo.
Essa è la risposta più adeguata per prevenire immigrazioni
di massa perché si basa sul miglioramento della qualità della
vita nei paesi d’origine. L'efficacia di questa politica di
contenimento dei flussi migratori è d'altra parte diversa
a seconda delle risorse finanziarie impiegate e della dimensione
dell'intervento; inoltre l'azione del singolo paese è molto
più efficace se coordinata con impegno multilaterale continentale.
L'Europa quindi, terzo punto della relazione, si rivela come
l'elemento condizionante e potenzialmente risolutore dei fenomeni
in questione. Ma quale Europa abbiamo davanti e soprattutto
quale Europa vogliamo? Quali limiti, quali difetti affliggono
l'Ue? Quali tempi e quali speranze che si raggiunga un rafforzamento
politico che consenta ai nostri popoli di reclamare un proprio
ruolo tra i grandi per assumerci le responsabilità e le scelte
conseguenti?
Per
fare due esempi, di stretta attualità, basta citare la proposta
per la costituzione di una forza di difesa europea e la modifica
del concetto strategico della Nato. Sono due questioni estremamente
importanti che debbono essere affrontate e discusse in un'ottica
europea. Purtroppo l'attuale Unione, limitata al solo settore
economico-finanziario, non è in grado di affrontarli. Senza
visione politica, ma soprattutto senza la possibilità politica
di decidere, al vecchio continente non resta che un ruolo
subalterno e una limitata possibilità di incidere sulle scelte
strategiche riguardanti il proprio futuro.
Oltre
a questo, ci sono alcune caratteristiche estremamente preoccupanti
che stanno connotando sempre di più l’Ue, ossia l’involuzione
burocratica, il crescente centralismo e la tendenza a creare
un Super stato che sottrae sovranità agli Stati Nazionali
senza conferirla ai popoli e ai cittadini.
Sen.
Fiorello Provera
Responsabile Affari Esteri e Comunitari
Segreteria Politica Federale
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