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Temi
e obiettivi per la pianificazione del territorio e la tutela dell’ambiente
La
questione della pianificazione del territorio, nei suoi molteplici
aspetti programmatori, progettuali, gestionali e di controllo
connessi al governo del territorio stesso, ha un valore storico
fondamentale per la crescita economica, socioculturale ed
ambientale del Nord e dell’intero Paese ed è inscindibilmente
legata alla stessa riorganizzazione dello Stato in senso federale.
Del
resto, l’obiettivo primario della riforma federale è proprio
quello di incrementare l’efficienza del governo locale nell’offerta
di beni e servizi pubblici ai cittadini residenti, laddove
il governo locale rappresenta il migliore conoscitore della
struttura e della varietà delle preferenze dei cittadini ai
fini dell’adeguamento della gestione delle politiche ai bisogni
reali e alle condizioni locali. Ed è proprio la differenziazione
e la concorrenza tra i governi locali, obbligati ad operare
in modo da riscuotere il consenso della maggioranza dei cittadini,
a garantire il perseguimento dei benefici a favore dei cittadini
stessi e l’innalzamento della qualità della vita. D’altra
parte, la partecipazione e l’avvicinamento dei cittadini al
potere decisionale garantisce la trasparenza ed il controllo
dell’operato degli amministratori pubblici, ai fini dell’ottimizzazione
dei servizi collettivi finanziati attraverso forme di imposizione
che riflettono la responsabilità fiscale dei benefici ottenuti.
Il
radicale cambiamento politico della struttura dello Stato
passa quindi inevitabilmente per la revisione in senso federale
del quadro normativo in materia di pianificazione territoriale
che congiuntamente all’indispensabile revisione del sistema
tributario, deve puntare su quella moderna concezione del
processo di gestione del territorio che si basa su una progettazione
organica del territorio stesso e dell’ambiente, coinvolgendo
tutti gli aspetti della vita economica, sociale e culturale,
nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di differenziazione.
Mettere
ordine al complesso sistema di leggi che oggi regolano il
governo del territorio, eliminando le sovrapposizioni dei
competenza tra Stato, regioni ed amministrazioni locali e
riscrivendo organicamente le anacronistiche norme statali
che attualmente costituiscono l’impalcatura legislativa che
sovrintende il settore della pianificazione territoriale,
è un passo fondamentale per soddisfare le esigenze di sviluppo
e la conseguente integrazione a livello europeo delle Regioni
padane.
Risulta
pertanto improrogabile la promozione di una legge quadro a
livello statale per il governo del territorio che abbraccia
sotto un unico quadro legislativo le problematiche territoriali,
ambientali e di difesa del suolo stabilendo i principi base
di indirizzo per la formazione delle leggi regionali, definendo
la distribuzione delle competenze e delimitando chiaramente
le residuali competenze dello Stato nelle materie che si intersecano
con la pianificazione regionale e locale.
Decidere
l’attribuzione di determinate funzioni ai vari livelli istituzionali
del governo del territorio significa innanzi tutto fissare
gli obiettivi che si vogliono raggiungere con l’attribuzione
di tali funzioni e stabilire i vincoli che si devono considerare
rilevanti nel processo della riforma volta a raggiungere il
connubio ottimale tra pianificazione – sviluppo - ambiente.
I
nostri obiettivi sono quelli di superare il vecchio concetto
di pianificazione intesa quale netta mera trasposizione vincolistica
di indici e parametri astratti per l’uso del territorio ai
fini della nuova edificazione, introducendo elementi di flessibilità,
semplificazione, chiarezza e razionalità che garantiscano
i cittadini ad arbitrare interpretazioni, sostituendo il processo
autorizzatorio dei piani a cascata con il parere di conformità
ai piani sovraordinati e garantendo la sussidiarietà, l’autonomia
e la responsabilità nell’attività di pianificazione di diversi
livelli istituzionali. Le funzioni collettive devono essere
svolte ai livelli di governo superiori solo quando quelli
inferiori non appaiono in condizione di operare in modo efficiente
per la natura, le caratteristiche e la dimensione del servizio
richiesto dalla popolazione.
Il
piano regolatore comunale, articolato in disposizioni strutturali
e programmatiche, deve rappresentare l’unico strumento delle
previsioni e delle disposizioni in grado di produrre effetti
diretti sull’uso, la tutela e la trasformazione dell’intero
territorio comunale nonché sulla definizione del sistema delle
infrastrutture, delle attrezzature e dei servizi, e deve basarsi
su parametri oggettivi per la destinazione delle aree e il
loro dimensionamento, tenendo conto dei criteri di preventiva
valutazione d’impatto ambientale per le singole destinazioni.
Gli
strumenti di pianificazione comunali, basati su processi flessibili
che garantiscono la partecipazione dei cittadini alla formazione
e gestione del territorio, oltre alle scelte strategiche di
lungo periodo, in linea con la pianificazione provinciale
e regionale, devono prevedere una serie di programmi operativi
e progetti di attuazione snelli e capaci di coinvolgere i
privati nelle trasformazioni, garantendo la realizzazione
in tempi brevi delle previsioni del piano, con particolare
riguardo al recupero del patrimonio edilizio esistente, alla
riqualificazione e rigenerazione ambientale delle aree dismesse
e di quelle marginali, al mantenimento delle destinazioni
d’uso abitative e artigianali dei centri storici e alla salvaguardia
delle zone agricole e delle aree montane e collinari.
Le
leggi dello Stato devono limitarsi a definire i principi di
indirizzo e di controllo sulla base dei quali le regioni dovranno
esercitare la potestà legislativa in materia di pianificazione,
in coordinamento con altre regioni ed in rapporto diretto
con le decisioni e le politiche urbane territoriali ed ambientali
dell’unione Europea, ai fini della razionalizzazione dell’uso
del territorio e della tutela delle risorse naturali, artistico
- culturali e produttive, difendendo i caratteri tradizionali
dello stesso territorio e conciliando le attività economiche
con la salvaguardia dell’ambiente. Con particolare riferimento
a tali obiettivi di tutela e salvaguardia, alle province verrà
assegnato il compito fondamentale del coordinamento del proprio
territorio, secondo le leggi regionali.
Tra
i principi di indirizzo statale che noi riteniamo indispensabili
per la riforma del governo del territorio rientrano senz’altro
la limitazione dell’esproprio per pubblica utilità e applicazione
di meccanismi di perequazione urbanistica da agevolare attraverso
la defiscalizzazione delle relative operazioni di trasferimento
di proprietà, l’eliminazione dei contributi per il rilascio
della concessione edilizia e l’istituzione dei titoli abilitativi
all’attività edilizia conseguenti all’atto di approvazione
degli strumenti urbanistici comunali, la sostituzione dell’imposta
sulla proprietà immobiliare come un’unica imposta comunale
rapportata ai servizi offerti ai cittadini dell’amministrazione
comunale, l’incentivazione del recupero del patrimonio edilizio
esistente anche mediante agevolazioni fiscali e facilitazioni
all’accesso al credito, la gestione comunale del catasto quale
strumento informativo per il controllo effettivo del territorio
della sostanza edificata.
Nell’ambito
della pianificazione territoriale le Regioni o il coordinamento
delle regioni dovranno inoltre definire una serie di opere
infrastrutturali dal carattere strategico per lo sviluppo
del proprio territorio, promosse da precise esigenze locali
e da finanziare anche con l’utilizzo di capitali privati,
da inserire in un regime giuridico speciale di “legge obbiettivo”
che supera automaticamente gli ostacoli burocratici e la miriade
di adempimenti oggi prescritti dalla vigente normativa nazionale
e locale per l’approvazione e realizzazione di un progetto
complesso, rispettando esclusivamente le normative comunitarie.
Tale progetto innovativo, secondo i nostri programmi è l’unica
terapia d’urto in grado di permettere l’immediato avvio delle
grandi opere pubbliche del Paese, superando la situazione
di emergenza che si è venuta a creare a causa di inconvenienti,
blocchi e ritardi che oggi penalizzano il processo di realizzazione
delle infrastrutture, e bloccano il processo di modernizzazione
e di sviluppo nonché l’inserimento dell’Italia in quella posizione
di avanguardia, nell’ambito della Comunità Europea, che le
capacità imprenditoriali delle nostre imprese del Nord hanno
ampiamente dimostrato di meritare.
Alle
regioni ed agli Enti Locali devono essere trasferite tutte
le competenze attualmente esercitate a livello statale in
materia di opere portuali, canalizzazioni idrauliche, costruzione,
gestione e ammodernamento delle reti viarie. I nostri programmi
prevedono l’inserimento delle opere pubbliche in programmi
di pianificazione territoriale sistematica, secondo il dominio
di influenza territoriale dell’opera, con lo scopo di programmare
le opere secondo una coerenza complessiva che supera le attuali
separazioni territoriali. Tutte le opere pubbliche e i relativi
appalti vanno gestiti dalle Regioni o il coordinamento di
più Regioni, a seconda che interessino l’intero territorio
regionale o il territorio di più Regioni, altrimenti. Direttamente
dagli Enti Locali coinvolti, in base al principio di sussidiarietà.
Ugualmente, intendiamo applicare lo stesso meccanismo di devoluzione
ai progetti di riqualificazione urbana e di edilizia residenziale,
incentivando forme di project financing per la realizzazione
delle opere e garantendo il controllo, la trasparenza e la
qualità da parte delle pubbliche amministrazioni.
Inoltre,
alle stesse Regioni e agli Enti Locali deve essere trasferita
la titolarietà dei beni demaniali e delle relative competenze
decisionali, in funzione dell’ampiezza del territorio in cui
i beni stessi ricadono, allo scopo di garantire la gestione
e riutilizzo ottimale dei beni secondo le esigenze locali.
Tale processo di devoluzione potrà responsabilizzare l’ente
pubblico, gestore delle aree e dei beni demaniali, evitando
fenomeni di abusivismo e di degrado ambientale.
La
distinzione della materia dei beni culturali, paesaggistici
e architettonici da quella urbanistica ha comportato fino
ad oggi gravi carenze di coordinamento tra i contenuti e la
gestione dei vincoli e le scelte dei piani regolatori, indirizzando
la tutela verso una conservazione passiva che mal si concilia
con la possibilità di fruizione del bene. Le nostre proposte
vedono l’Ente Locale quale soggetto responsabile in grado
di decidere, in sede di pianificazione urbanistica, la migliore
forma di tutela e di valorizzazione dei beni, in funzione
delle esigenze locali ed a favore di una fruizione qualitativa.
A
garanzia dell’integrazione concreta della dimensione ambientale
nelle politiche di pianificazione occorre prevedere, quale
procedura obbligatoria, la Valutazione Ambientale strategica
nella stesura dei piani e dei programmi regionali e sovracomunali.
In tal modo, da una parte intendiamo superare i principali
problemi della Valutazione d’Impatto Ambientale, causati dall’inserimento
della stessa in una fase troppo avanzata del processo di realizzazione
delle opere, e dall’altra intendiamo assicurare la verifica
a priori della sostenibilità ambientale dei piani in relazione
agli effetti delle opere sul territorio e l’accertamento a
posteriori della congruità dei risultati ottenuti dagli interventi
realizzati rispetto agli obbiettivi dei piani medesimi. Riteniamo
la VAS fondamentale per piani e programmi relativi ad usi
territoriali in settori quali l’industriale, l’energetico,
il minerario, quello dei rifiuti o quello della viabilità
e dei trasporti.
L’azione
politica deve muoversi nella direzione di sostenere la crescente
sensibilità ecologica presso la popolazione e i vari attori
economici, contestualmente con le loro necessità di sviluppo.
A tal fine riteniamo indispensabile, nell’ambito della riforma
in senso federale dello Stato, quella devoluzione di competenze
primarie alle regioni che meglio permetterebbe di raccogliere
e comporre in modo razionale le diverse esigenze in materia
di tutela e impiego delle risorse ambientali.
Un
quadro normativo certo e chiaro costituisce premessa necessaria
per conciliare armoniosamente lo sviluppo economico con il
rispetto dell’ambiente. In troppe occasioni leggi disordinate
e non chiare condizionano l’azione di chi l’ambiente intende
rispettarlo, ma si trova a combattere con i limiti e l’inadeguatezza
dell’attuale legislazione che non offre risposte certe e definitive
agli operatori economici a agli altri attori sociali.
La
vivace iniziativa economica delle regioni Padane, oppure la
ricchezza naturalistica e climatica delle Regioni meridionali,
non può essere depressa da norme in campo ambientale punitive
ovvero inapplicabili, né del resto le popolazioni possono
ritrovarsi a vivere in un contesto ambientale senza qualità
a causa dello sfruttamento scellerato e incontrollato del
territorio. A tal fine riteniamo indispensabile un avvicinamento
del legislatore alle reali e peculiari necessità che ogni
territorio possiede, delimitando l’intervento dello Stato
alla formulazione di leggi di indirizzo generale e di controllo
e assegnando alle regioni ampia autonomia e responsabilità
per il conseguimento, attraverso atti legislativi specifici,
di obbiettivi funzionali alle proprie peculiarità ed opportunità,
in sintonia ed in diretto rapporto con le normative dell’Unione
Europea.
Le
allargate competenze regionali in materia di ambiente e paesaggio
comportano, insieme a più estese responsabilità, anche l’esigenza
di adattare il sistema delle fonti finanziarie che assicurino
adeguate risorse in capo alle Regioni e agli Enti Locali.
Parte del carico fiscale sui combustibili deve essere destinato
alle Regioni e alle amministrazioni locali competenti per
il territorio dove gli stessi combustibili vengono venduti,
allo scopo di finanziare iniziative locali per la tutela della
qualità dell’aria e per i risanamento atmosferico, con particolare
riguardo alla riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico
causato dal traffico veicolare. Gli interventi devono prevedere
misure e piani specifici per la viabilità e i trasporti, per
i parcheggi e l’accesso ai centri urbani, nonché incentivazioni
per l’uso della trazione elettrica per gli autoveicoli destinati
all’uso urbano e suburbano.
I
nostri programmi, volti verso l’utilizzo e la ricerca di fonti
energetiche rinnovabili ovvero alternative quali solare, eolica,
termica o da biomasse e verso l’incentivazione del ricorso
alla certificazione di qualità ambientale quale veicolo di
diffusione della cultura d’azienda ecocompatibile e ragione
di vantaggio competitivo, non solo permetteranno di ridurre
gli oneri a carico delle imprese e dei cittadini, ma soprattutto
potranno proteggere il nostro futuro dai gravissimi danni
causati dall’inquinamento ambientale.
Va
considerata, all’interno di una generale riforma della legge
sui rifiuti imperniata sul principio della gestione economica
in pareggio, la trasformazione della tassa sui rifiuti in
tariffa commisurata alla effettiva e reale produzione di rifiuto.
Va ridefinito il concetto di rifiuto inteso come tutto ciò
che non sia più utilmente e compatibilmente riutilizzabile
nel ciclo produttivo, incentivando sistemi di riutilizzo dei
residui. L’utilizzo di rifiuto come possibile fonte di energia
costituisce il pilastro portante nella progettazione di una
legge sul recupero energetico. In altre parole si tratta di
realizzare quella rivoluzione copernicana che i paesi più
avanzati hanno già iniziato e che concepisce il rifiuto come
ricchezza ed opportunità economicamente vantaggiosa.
Esperienze
validamente in corso dimostrano il fruttuoso sviluppo di borse
merci in cui si contrattano rifiuti, la realizzazione di piani
di razionalizzazione della produzione di agenti inquinanti
in determinate zone industriali che prevedano l’attribuzione
di tetti massimi di inquinamento per ogni singola impresa,
consentendo a quelle imprese che operano con sistemi “virtuosi”
di vendere ad altre il proprio “risparmio di inquinamento”.
Nell’ambito
dell’azione complessiva per la protezione dell’ambiente e
della popolazione dagli agenti inquinanti va assegnato il
giusto peso alla tutela della salute dei cittadini dall’inquinamento
elettromagnetico con particolare riferimento alle categorie
più a rischio, tra cui adolescenti, anziani e disabili.
I nostri programmi prevedono norme chiare, rivolte principalmente
ai bisogni della collettività e ai diritti dei lavoratori
più esposti, che promuovono agevolazioni e incentivi per le
imprese che investono in tecnologie innovative a basso impatto
ambientale. I piani comunali devono prevedere l’ubicazione
in aree sicure dei trasmettitori radiotelevisivi, concordando
con i gestori delle reti telefoniche e televisive progetti
di accorpamento e razionalizzazione degli impianti. Il nostro
impegno si svilupperà anche sul fronte della messa a norma
degli impianti esistenti, con particolare riferimento all’assegnazione
di agevolazioni verso le imprese dei titolari di elettrodotti
che intendono ridurre il carico inquinante degli stessi e
abbattere l’impatto paesaggistico.
Le
nostre proposte assegnano un ruolo chiave alle regioni per
la tutela dell’ambiente, del paesaggio e delle acque, per
la difesa del suolo e delle zone a rischio. Le Regioni o il
coordinamento delle regioni avranno il compito di programmare
gli interventi necessari, secondo l’analisi dettagliata dei
luoghi e dei relativi rischi effettuata dagli Enti Locali,
mentre gli stessi Enti Locali competenti per territorio potranno
attuare gli interventi in base al principio di sussidiarietà
e gestire quindi il proprio territorio in modo ottimale e
senza le attuali interferenze statali. Fino ad oggi la sconclusionata
e disorganica politica del territorio, frazionata su più livelli
di potere, ha portato la popolazione a subire calamità naturali,
impedendo l’azione preventiva e rendendo impossibile l’individuazione
di un preciso centro di responsabilità. Riteniamo essenziale
l’istituzione di un'unica autorità, con poteri di indirizzo
e di controllo, in materia di rischio idrogeologico, tutela
delle acque e regimazione dei corsi d’acqua, delegando alle
province il controllo sistematico della manutenzione degli
alvei. Inoltre, la buona riuscita della tutela del territorio
impone la programmazione di una serie di azioni politiche
integrate per la difesa, la manutenzione e la tutela del suolo,
anche tramite incentivi fiscali ed economici a favore dei
proprietari delle zone agricole e dei boschi quale mezzo per
prevenire i dissesti idrogeologici.
Alle
stesse Regioni devono essere trasferite tute le competenze
in materia di tutela e programmazione delle aree protette,
in accordo con le politiche decise a livello interregionale
e sulla scorta delle convenzione Europee e internazionali
in materia, l’obbiettivo è quello di salvaguardare il patrimonio
ambientale e culturale, attraverso forme di recupero e di
valorizzazione di attività, usi e tradizioni delle popolazioni
che abitano i parchi. La gestione delle aree protette deve
essere attuata dagli Enti Locali in cui ricadono territorialmente,
secondo strumenti di regolazione non limitati a vincoli divieti
ma rivolti verso forme attive di utilizzazione del territorio
da parte dei privati e dei residenti, che prevedano anche
agevolazioni fiscali per incentivare attività compatibili
che possano valorizzare l’ambiente e le sue caratteristiche
con conseguente diminuzione dei costi pubblici.
In
materia di risorse idriche, occorre dotare le Regioni e gli
Enti Locali degli adeguati strumenti e risorse finanziarie
per la piena attuazione della riforma già avviata, che ha
quale obbiettivo principale il superamento dello Stato insufficiente
dell’offerta generato da una distribuzione inadeguata, da
un alto livello di dispersione e da carenze nella gestione
e nel riuso della risorsa acqua. In tale contesto assume particolare
rilievo la salvaguardia e la depurazione dei corsi d’acqua
ai fini dello sviluppo economico e il mantenimento di elevati
livelli di qualità della vita, tenuto conto dell’alto rischio
ambientale delle falde idriche determinato il larga parte
dalle attività industriali e agricole e dagli scarichi incontrollati.
I nostri programmi prevedono un intervento organico sull’intero
ciclo d’acqua, dalla fase di prelievo a quella del rilascio,
che coinvolge tutti gli aspetti economici, gestionali e di
programmazione per un uso razionale della risorsa e per impedire
l’inquinamento della falde .
In
conclusione, i nostri programmi concepiscono una pianificazione
del territorio che dia la massima considerazione allo sviluppo
economico in funzione della tutela dell’ambiente, delle peculiarità
locali e della qualità di vita delle popolazioni.
On.
Francesco Formenti
Responsabile Ambiente e Territorio
Segreteria Politica Federale |