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Il Genocidio degli Armeni

Marcell Picamej

Una delle pagine più oscure, ed al tempo stesso meno divulgate, della storia
del XIX secolo é quella del genocidio perpetrato, dall'Impero Ottomano prima
e dai Giovani Turchi poi, ai danni delle popolazioni armene stanziate da
sempre sul territorio che comprendeva la parte nord-orientale dell'attuale
Turchia e sulle terre a nord dell'Impero Persiano su fino alle cime del
Caucaso. Ed infatti la storia ci racconta di una nazione eternamente contesa
e frazionata tra molti grandi imperi, Persiano, Ottomano, Russo e
continuamente devastata ed angariata da frotte di invasori quali i Turchi
Selgucidi od i Mongoli.


Tratto da "Il Sole Delle Alpi" anno 1998.
(Clicca sopra per ingrandire)

Gli armeni dall'antichità al XVIII secolo


Le radici di questo popolo affondano già nel primo millennio a.C. quando,
nel VII secolo gli armeni giunsero dalla Frisia, anche se la loro presenza
nella regione anatolica è testimoniata da documenti storici già verso il
3000 a.C. Qui si fusero con la popolazione hurrita discendente degli antichi
regni preesistenti. Questa zona, però, era di fondamentale importanza per il
controllo delle vie di comunicazione tra Oriente ed Occidente ed il suo
possesso fu a lungo conteso dalle maggiori potenze militari dell'epoca. Gli
armeni videro perciò passare sulle loro terre persiani, greci, romani ed
arabi ma, anche grazie alla rivalità esistenti tra le varie potenze,
riuscirono a sopravvivere ad ognuna di esse ed a raggiungere in alcuni
momenti della sua storia, la piena indipendenza.
Tra il IV ed il VI secolo il popolo armeno definisce le caratteristiche che
lo identificheranno in futuro abbracciando come religione di stato il
cristianesimo (primi al mondo nell'anno 301) nella loro particolare visione
monofisita e fissando come propria lingua l'armeno. Queste peculiarità
contribuiranno al mantenimento della propria autonomia culturale e politica,
sopratutto nei riguardi dell'occidente e della Chiesa Romana, ma, al tempo
stesso isoleranno l'intera nazione dai paesi confinanti arabi di fede
musulmana.
Nell'undicesimo secolo l'invasione dei Turchi Selgucidi mette in ginocchio
il paese e costringe parte della popolazione alla fuga in Cilicia;
seguiranno però tre secoli di relativa pace, rotta, all'inizio del XVI
secolo, dall'invasione ottomana che occupa la parte occidentale dell'Armenia
mentre quella orientale resta sotto il dominio persiano. L'Impero Ottomano
non attua una politica marcatamente repressiva nei confronti delle minoranze
interne ma impone comunque, su tutto il suo territorio, la Sharia, la legge
coranica, quale unica fonte di diritto, ed il popolo armeno, in quanto
cristiano, dovette subire pesanti discriminazioni.

L'inizio del genocidio


Fino al XVIII secolo la condizione armena non segna sostanziali modifiche ma
l'avvio del declino della potenza ottomana e la nascita del sentimento
nazionale armeno, contemporaneamente alla conquista dell'indipendenza del
popolo greco, aprono possibilità fino ad allora sconosciute. La
contemporanea sollevazione dei popoli caucasici a reclamare la propria
indipendenza e l'annessione da parte dell'Impero Russo dell'Armenia
Orientale, concorrono a spezzare gli equilibri esistenti. Inoltre anche le
maggiori potenze europee, ansiose di accrescere i propri interessi
nell'area, premono sull'Impero pretendendo delle riforme interne che la
Sublime Porta si vede costretta a prendere in considerazione. In questo
clima effervescente l'azione armena si esplica su due fronti: il primo a
Costantinopoli, dove il Patriarcato Armeno solleva la questione del
riconoscimento della specificità armena, il secondo in Armenia dove nascono
i primi partiti rivoluzionari armeni clandestini. Il Sultano Abdul Hamid II,
preoccupato dall'attivismo armeno ed anche dallo sviluppo economico che
questo popolo sta vivendo, decide di mettere alla prova le titubanti potenze
straniere punendo la popolazione armena con l'esecuzione di alcuni pogrom
durante i quali vengono uccisi 200.000 (300.000 secondo altre fonti) armeni
nel periodo compreso tra il 1895 ed il 1997. Tutto questo avviene sotto gli
occhi delle potenze europee che, come spesso faranno anche in futuro, non
riescono a prendere alcuna iniziativa in difesa delle popolazioni angariate.
La reazione armena consiste nell'intraprendere la guerriglia e nella
creazione della Federazione Rivoluzionaria Armena, detta anche Dachnak, con
basi nella vicina Armenia Russa e fortemente sostenuta dalle popolazioni
locali.

I Giovani Turchi


Una nuova speranza, presto disillusa, nasce quando anche il potere imperiale
giunge al collasso e prende sempre più forza il movimento rivoluzionario dei
GiovaniTurchi, caratterizzati da un forte nazionalismo turco. Essi sembrano
intenzionati ad abbattere il sistema imperiale per poi creare una
federazione di tutti i popoli precedentemente inclusi nell'Impero.
Ovviamente le concezioni di nazionalismo turco e di una federazione ottomana
sono decisamente antitetiche e questo porterà a considerare l'elemento
armeno come un pericolo interno da combattere ed annientare. Già nel 1909
avvengono i primi massacri: in Cilicia 30.000 armeni vengono uccisi dalle
forze del loro partito Ittihad ve Terakki (Unione e Progresso). Tutto ciò fu
conseguenza dell'ideologia che aveva ormai impregnato l'intero partito,
formata da un' intreccio di panturchismo, caratterizzato da tratti
nazionalisti-irredentisti, e Turanismo . L'unione tra indipendenza nazionale
e purezza razziale furono la premessa per la conquista dell'allora provincia
russa dell'Azerbaigian. Tra essa e la Turchia vi erano però proprio in mezzo
le terre armene. Questa nuova campagna di conquista fornisce ai Giovani
Turchi la giustificazione per l'eliminazione del "pericolo armeno".
Nel 1914 la situazione armena peggiora irrimediabilmente. In quell'anno
infatti il governo turco decide di entrare in guerra a fianco degli imperi
centrali e subito si lancia alla conquista dei territori azeri "irredenti".
La Terza Armata turca, impreparata, male equipaggiata, mandata allo
sbaraglio in condizioni climatiche ostili, viene presto sbaragliata a
Sarikamish nel gennaio 1915 dalle forze zariste. L'esercito turco indica
i responsabili della disfatta negli armeni che, allo scoppio della guerra
avevano comunque assicurato il proprio sostegno all'impresa turca. Il clima
si fa sempre più teso e, tra il dicembre del '14 ed il febbraio del '15, il
Comitato Centrale del partito Unione e Progresso, diretto dai medici Nazim e
Behaeddine Chakir, decide la soppressione totale degli armeni. Vengono
creati speciali battaglioni irregolari, detti tchété, in cui militano molti
detenuti comuni appositamente liberati; essi hanno addirittura autorità sui
governi ed i prefetti locali e quindi godono di un potere pressoché
assoluto.
L'eliminazione sistematica prende l'avvio nel 1915, quando i battaglioni
regolari armeni vengono disarmati, riuniti in gruppi di lavoro ed eliminati
di nascosto. Il piano turco, pensato e diretto dal Ministro dell'Interno
Talaat, prosegue poi con la soppressione della comunità di Costantinopoli ed
in particolare della ricca ed operosa borghesia armena: tra il 24, che resta
a segnare la data commemorativa del genocidio, ed il 25 aprile, 2345
notabili armeni vengono arrestati mentre tra il maggio ed il luglio del 1915
gli armeni delle province orientali di Erzerum, Bitlis, Van, Diyarbakir,
Trebisonda, Sivas e Kharput vengono sterminati. Solo i residenti della
provincia di Van riescono a riparare in Russia grazie ad una provvidenziale
avanzata dell'esercito zarista. Nelle città viene diffuso un bando che
intima alla popolazione armena di prepararsi per essere deportata; si
formano così grandi colonne nelle quali gli uomini validi vengono
raggruppati, portati al di fuori delle città e qui sterminati. Il resto
della popolazione viene indirizzato verso Aleppo ma la città verrà raggiunta
solo da pochi superstiti: i nomadi curdi, l'ostilità della popolazione
turca, i tchété e le inumane condizioni a cui sono sottoposti fanno si che i
deportati periscano in gran numero lungo il cammino. Dopo la conclusione
delle operazioni neppure un armeno era rimasto in vita in queste province.
La seconda parte del piano prevedeva il genocidio della popolazione armena
restante, sparsa su tutto il resto del territorio. Tra l'agosto del 1915 ed
il luglio del 1916 gli armeni catturati vengono riuniti in carovane e,
malgrado le condizioni inumane cui vengono costretti, riescono a raggiungere
quasi integre Aleppo mentre un'altra parte di deportati viene diretta verso
Deir es-Zor, in Mesopotamia. Lungo il cammino, i prigionieri, lasciati senza
cibo, acqua e scorta, muoiono a migliaia. Per i pochi sopravvissuti la sorte
non sarà migliore: periranno di stenti nel deserto o bruciati vivi
rinchiusi in caverne.
A queste atrocità scamperanno solo gli armeni di Costantinopoli, vicini alle
ambasciate europee, quelli di Smirne, protetti dal generale tedesco Liman
Von Sanders, gli armeni del Libano e quelli palestinesi.
Il consuntivo numerico di questo piano criminale risulta alla fine:
  • da 1.000.000 a 1.500.000 di armeni vengono eliminati nelle manieri più
    atroci. In pratica i due terzi della popolazione armena residente
    nell'Impero Ottomano è stata soppressa e, regioni per millenni abitate da
    armeni, non vedranno più, in futuro, nemmeno uno di essi.

  • circa 100.000 bambini vengono prelevati da famiglie turche o curde e da
    esse allevati smarrendo così la propria fede e la propria lingua.

  • considerando tutti gli armeni scampati al massacro il loro numero non
    supera le 600.000.

  • Su tutte valga la testimonianza del Console italiano Giovanni Gorrini che
    così scrisse: "Dal 24 giugno non ho più dormito ne mangiato. Ero preso da
    crisi di nervi e da nausea al tormento di dover assistere all'esecuzione di
    massa di quegli innocenti ed inermi persone. Le crudeli cacce all'uomo, le
    centinaia di cadaveri sulle strade, le donne ed i bambini caricati a bordo
    delle navi e poi fatti annegare, le deportazioni nel deserto: questi sono i
    ricordi che mi tormentano l'anima e quasi fanno perdere la ragione." Anche
    l'intervento della Santa Sede tramite il Papa Benedetto XV non produsse
    alcun effetto, in funzione anche del fatto che i turchi avevano proclamato
    la guerra santa.

    Successivamente, approfittando degli sconvolgimenti in corso in Russia a
    causa della rivoluzione, gli armeni sotto il controllo dell'impero zarista
    si ribellano e, il 28 maggio 1918, dichiarano la propria indipendenza. In
    seguito, dopo la presa di alcuni territori nell'Armenia turca, verrà
    proclamata la nascita della Repubblica Armena. Durante i lavori del Trattato
    di Sevrès venne perfino riconosciuta l'indipendenza al popolo armeno e la
    sua sovranità su gran parte dei territori dell'Armenia storica ma, come
    altre volte in futuro, tutto resterà solo sulla carta. Infatti il successivo
    Trattato di Losanna (1923) annullerà il precedente negando alle popolo
    armeno persino il riconoscimento della sua stessa esistenza.

    La caduta del regime turco alla fine della Grande Guerra e la seguente
    ascesa alla guida del paese di Kemal Ataturk non cambiò la situazione.
    Infatti, tra il 1920 ed il 1922, con l'attacco alla Cilicia armena ed il
    Massacro di Smirne, il nuovo governo portò a compimento il genocidio. Dopo
    questi ultimi crimini non un solo armeno vivo lasciò traccia in Turchia.

    Due giorno dopo il massacro del 30 ottobre 1895 a Erzerum: fossa per seppellire le vittime armene.


    Una donna armena e i suoi bambini durante la deportazione (foto di Armin Wagner).
    Fotografie tratte dal volume "Breve storia del genocidio degli armeni" di Claude Mutafian e Metz Yeghérn.

    Il processo di Costantinopoli

    La disfatta ottomana nella grande Guerra spinse i principali responsabili
    del genocidio ad abbandonare il paese e molti di essi fuggirono in Germania.
    A loro carico venne intentato un processo svoltosi nel 1919 a Costantinopoli
    sotto la direzione di Damad Ferid Pascià. Lo scopo non era evidentemente
    quello di rendere giustizia al martoriato popolo armeno ma di addossare le
    colpe dell'accaduto sulle spalle dei Giovani Turchi discolpando al tempo
    stesso la nazione turca in quanto tale. Il risvolto pratico del processo fu
    minimo in quanto, nei confronti dei condannati, non vennero mai presentate
    richieste di estradizione e successivamente i verdetti della corte vennero
    annullati. L'importanza del procedimento sta comunque nel fatto che, durante
    il suo svolgimento, vennero raccolte molte testimonianze che descrivono le
    varie fasi del genocidio a partire proprio dalle dichiarazioni di chi ne era
    stato artefice


    Altri processi vennero tenuti a riguardo di specifiche situazioni. A seguito
    di quello per i massacri del convoglio di Yozgat venne condannato il
    vice-governatore Kemal. Nel processo di Trebisonda si ammise la
    responsabilità del governatore e si descrisse il modo in cui venivano
    perpetrate gli annegamenti di donne e bambini. Nel processo per il massacro
    nella città di Karput venne giudicato in contumacia Behaeddin Chakir e si
    descrisse dettagliatamente il ruolo dell'Organizzazione Speciale.
    A seguito però della riluttanza delle autorità turche ed alleate ad eseguire
    le sentenze da loro stesse emesse, il partito Dashnag creò un'organizzazione
    di giustizieri armeni che si incaricò di eliminare alcuni tra i principali
    responsabili del genocidio. Vennero così freddati Behaeddin Chakir, Djemal
    Azmi (il boia di Trebisonda), Djemal Pascià (componente del triumvirato
    dirigente dei Giovani Turchi) e l'ex Ministro degli Interni Talaat ucciso
    per le strade di Berlino il 15 marzo del 1921 da Solomon Tehlirian. In
    quest'ultimo caso le colpe a carico di Talaat emerse durante il processo
    furono talmente terrificanti da far assolvere Tehlirian per l'omicidio da
    lui compiuto.

    L'Armenia attuale

    Durante e dopo l'attuazione del piano criminale turco gran parte degli scampati e dei sopravvissuti furono costretti all'esilio ed alla diaspora. Nel 1991 a seguito della dissoluzione dell'URSS è nata la Repubblica Armena sulle ceneri dell'ex Repubblica Sovietica Armena. Il 90% dell'Armenia storica, comunque rimane sotto il controllo della Turchia che, oltre a non voler ammettere alcuna responsabilità riguardo al genocidio, rifiuta categoricamente la restituzione anche parziale dei territori da loro occupati. Nel 1989 scoppia la guerra con il vicino Azerbaigian per il controllo dell'Artzak (Nagorno-Karabach) l'enclave armena in territorio azero, che sembra essersi recentemente concluso con la conquista dell'indipendenza della provincia armena.
    Recentemente i rapporti tra Curdi ed Armeni sono migliorati in seguito alle persecuzioni turche che hanno colpito entrambi i popoli ma il governo di Ankara si ostina ancora a non voler riaprire la frontiera kurdo-armena. Inoltre i rapporti tra l'Armenia e l'Azerbajan turcofono sono tuttora tesi a causa delle rivendicazioni azere sul territorio del neonato stato di Artzak e per le rivendicazioni armene sul Nakitcevan provincia affidata all'Azerbajan dal Trattato russo-turco del 1921, area che taglia i rapporti diretti tra lo Stato di Armenia e la provincia armena di Tabriz in territorio iraniano.

    Il riconoscimento del Genocidio da parte della comunità internazionale


    Il genocidio armeno è stato riconosciuto come realtà storica di cui la
    Turchia dovrà farsi carico in diverse sedi. L'ONU, anche se in sordina, lo
    ha fatto il 29 agosto del 1985 mentre il Parlamento Europeo si è pronunciato
    in proposito il 18 giugno 1997. Tra le prime nazione attivatesi in questo
    senso vi sono l'Uruguay ed alcuni stati degli USA (Massacjusetts,
    California, New Jersey, New York, Wisconsin, Pennsylvania,
    RhodeIsland,Virginia ed Illinois in ordine di tempo a partire dal 1978 al
    1995) mentre ne il Governo statunitense, ne il Consiglio di Stato hanno
    preso iniziative simili. Anche la Duma della Federazione Russa ha
    ufficialmente riconosciuto quanto accaduto agli armeni.

    Per quanto riguarda l'Italia sono state prese iniziative a livello comunale
    quali quelle di Milano, nel novembre '97 e di Roma. Inoltre per il giorno
    31/3/2000 è stata posta all'ordine del giorno della Camera una mozione,
    presentata già nel '98 dall'onorevole G. Pagliarini (Lega Nord per
    l'Indipendenza della Padania) e sottoscritta da 165 deputati di vari
    partiti, che mira al riconoscimento, da parte del Governo Italiano, del
    genocidio armeno. Dopo lunga attesa questa mozione è stata accantonata
    dall´allora maggioranza (governo Amato) definendo il momento
    storico-politico non opportuno per approvare il documento.
    A tutt'oggi il riconoscimento del genocidio da parte della comunità
    internazionale sembra ancora ben lontano dall'essere una realtà ed i timidi
    tentativi, quali quello dell'Assemblea Nazionale Francese, di dare dignità
    storica ai fatti avvenuti in quegli anni sono stati tutti immediatamente
    insabbiati dalle inconsulte reazioni turche e dal vergognoso
    silenzio-assenso delle grandi potenze, primi fra tutti gli USA, che hanno
    sempre dato maggiore importanza ai propri interessi politici ed economici
    piuttosto che alla giustizia ed al rispetto di quei principi morali ai cui
    spesso loro stessi fanno appello e di cui si sentono custodi.
    7 novembre 2000: Il Parlamento Europeo riconosce ufficialmente il Genocidio*
    In una seduta del Parlamento europeo è stato ufficializzato un documento che
    riconosce ufficialmente i fatti del 1915. Il documento ha una grande valenza
    storico-politica sia perché rende giustizia al popolo armeno ma anche perché
    pone chiaramente alla Turchia la questione in funzione della sua candidatura
    per l'ingresso nella Comunità Europea.
    8novembre 2000 : Il Senato francese riconosce ufficialmente il Genocidio*
    Anche il Senato Francese nella seduta del 8 novembre 2000 ha riconosciuto il
    Genocidio armeno con un unico articolo che recita "La Francia riconosce
    pubblicamente il genocidio armeno del 1915". Il Testo è stato approvata con
    164 voti a favore e 40 contro.

    9 novembre 2000: Il Papa riconosce il genocidio
    Il Patriarca degli armeni, Katholicos Karekin II, è stato ricevuto in
    Vaticano dal Papa Giovanni Paolo II ed insieme hanno pregato in una
    suggestiva cerimonia svoltasi nella basilica di San Pietro. Il Papa ha
    inoltra ricordato le persecuzioni subite dagli armeni a causa della propria
    fede cristiana mentre in un comunicato congiunto con il Katholicos armeno ha
    denunciato il genocidio compiuto dai Turchi dichiarando che "il genocidio
    degli armeni, che ha dato inizio al secolo, è stato il prologo agli orrori
    che sarebbero seguiti".



    17 novembre 2000: La camera dei deputati italiana ammette il genocidio
    La camera dei deputati italiana ha finalmente discusso ed approvato, dopo
    anni di lunghe insistenze, un documento che chiede formalmente alla Turchia
    di riconoscere il genocidio degli armeni e di ristabilire relazioni
    diplomatiche e commerciali con la Repubblica armena abolendo l'embargo
    attuato contro di essa. La risoluzione è stata sottoscritta da parlamentari
    e capigruppi di tutte le arre politiche. Anche in questo caso il governo
    turco ha reagito in malo modo minacciando addirittura la possibilità di
    riconsiderare la sua richiesta di ingresso nell'unione europea definendo la
    mozione approvata "infelice" ed il comportamento del Parlamento italiano
    "poco serio".




    Breve Bibliografia

    o Un utile testo di riferimento per approfondire la vicenda armena, ma anche
    molti altri genocidi del XX secolo, è costituito dal testo di Yves Ternon
    "Lo Stato Criminale", che, tra gli altri, ho preso a riferimento nella
    stesura della pagina.
    o Un altro testo molto sintetico ma altrettanto significativo è "Breve
    Storia del Genocidio Armeno" di Claude Mutafian e Metz Yeghérn ed. Guerini
    ed Associati che ripercorre tutte le fasi del genocidio in modo preciso ed
    essenziale.
    o Un testo fondamentale è "I quaranta giorni del Mussa Dagh" scritto nel
    1933 da F. Werfel ed edito da Mondadori. A questo testo si deve in pratica
    la memoria che in Italia si ha del genocidio.
    o Un secondo romanzo molto toccante e significativo scritto da V. Katcha è
    "Il pugnale nel giardino. La saga degli Armeni" edito da Sonzogno nel 1982.
    o Il testo HAYASTAN, Diario di un viaggio in Armenia scritto da Alice
    Tachdjian Polgrossi è un reportage che parla degli armeni e della loro
    repubblica. Edizioni del Girasole.
    o Per alcune notizie sulla storia degli armeni apostolici è utile il testo
    "Le minoranze religiose in Italia" di Silvio Ferrari e Giovan Battista
    Varnier, edizioni San Paolo.
    o Tutti i volumi di P. Kuciukian come Le terre di Nairì. Viaggi in Armenia
    editi da Guerini.


    Inserito da: Verones in data 1/5/2003, ore 12:17
    Scritto in Padano per la parte Estero di MGP Federale
               
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