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Il Cisalpino, 27 aprile 1945: la vera resistenza federalista
Giornale stampato clandestinamento dai patrioti padani
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Il Cisalpino era un giornale che veniva stampato clandestinamente da parte dei cattolici padani che parteciparono alla resistenza contro il nazi-fascismo. Gli scrittori proponevano il federalismo come vera ed unica soluzione alle ricadute dittatoriali di uno stato ultra centralista come quello italiano.
C'e' da chiedersi se chi voglia falsamente difendere la costituzione italiana dalle derive federaliste, sia a conoscenza che non tutti i resistenti fossero marxisti e centralisti, e soprattutto c'è da chiedersi se conosca veramente la storia dei padri costituenti e delle molte anime federaliste (purtroppo in minoranza) ivi rappresentate allora come oggi.
C'è da chiedersi come mai questi padri costituzionali furono traditi nei loro propositi e come mai i pochi principi federalistici non furono mai attuati. Un solo esempio: ci vollero 30 anni per creare i Consigli Regionali, sebbene fossero stati già previsti dai padri costituenti.
Ci viene da chiedere se coloro che vogliono difendere a tutti i costi la costituzione (o meglio le loro prebende e privilegi) riempiendosi la bocca con tanti paroloni, in passato con altrettanta solerzia non abbiano usato la carta su cui è impressa la costituzione per altri usi non altrettanto nobili.
(testo a cura di A. Verones)
Articolo pubblicato su Il Cisalpino, n.1, 27 aprile 1945 a firma Tommaso Zerbi
(alias di Gianfranco Miglio)
Linsidia più pericolosa per lidea federalista è il
cosiddetto decentramento amministrativo regionale; più o meno esplicitamente
promesso da alcuni partiti.
Contro tale insidia mettiamo in guardia soprattutto gli amici del nostro movimento
- e sono legione - militanti nella Democrazia Cristiana.
Il decentramento amministrativo regionale è un cavallo di battaglia piuttosto
anzianotto, proveniente dalle scuderie del vecchio Partito Popolare, dove da
puledro fece bella mostra di sé, senza peraltro riuscire mai a smuovere
di una spanna il carro del regionalismo, affondato fino ai mozzi nella ghiaia
del lealismo monarchico - e perciò unitario - che quel partito fu indotto
ad ostentare per cancellare il ricordo del non expedit.
La regione è ununità con sicuro fondamento nella storia
e nelle tradizioni -sottolineano i regionalisti.
Ma siffatta affermazione - almeno per la Valpadana - è un ritrito luogo
comune, senzalcun fondamento né storico, né geofisico, né
economico.
Rileggetevi a tal proposito le storie padane, o, se vi torna più comodo,
rileggetevi le opportune voci dellEnciclopedia Treccani: fonte non sospetta
di federalismo.
Lunica regione settentrionale che vanti ununità multisecolare
è la Liguria.
Essa sola ci appare configurata allincirca comè ora fin dai
tempi danteschi (1300), quando la geografia non conosceva ancora né un
Piemonte, né una Lombardia, né unEmilia, né un Veneto,
né una Venezia Giulia o Tridentina costituite in unità politiche
od amministrative.
Centanni più tardi il ducato di Milano - ossia la Lombardia
politica -comprende 25 città e si estende a tutto il Ticino
svizzero, a circa un terzo dellattuale Piemonte, a gran parte dellEmilia,
ad alcune provincie venete, mentre il Veneto veneziano è ancora limitato
ad una striscia costiera.
Il Piemonte si configura allincirca come lattuale regione solo con
la pace di Aquisgrana (1748), la quale gli attribuisce però lintera
Lomellina e lOltrepo pavese, mentre dal medesimo trattato la Lombardia
politica esce ridotta alle sole provincie di Varese, di Como, di Milano ed a
porzioni delle provincie di Pavia, di Cremona e di Mantova.
La Venezia Tridentina è sempre limitata alla diocesi di Trento.
Il Veneto politico invade largamente la Lombardia, alla quale sottrae Bergamo,
Brescia e Crema, il territorio emiliano è ripartito fra tre diversi stati.
Napoleone nel 1799 riduce il Veneto allincirca entro i confini moderni,
ma fonde la Lombardia, lEmilia centrorientale e le Romagne nellunità
politica della Repubblica Cisalpina, mentre col successivo Regno Italico (1810)
il Piemonte fino al Sesia, la Liguria, lOltrepo pavese, Piacenza e Parma
vengono incorporati allimpero francese.
Dovè dunque la vantata antichità che valorizzi storicamente
le circoscrizioni regionali del Settentrione? In realtà la ripartizione
dellItalia nelle attuali 18 regioni venne proposta da Pietro Maestri -
lostaggio delle cinque giornate - e fu accolta per la prima volta nelle
pubblicazioni ufficiali del regno solo nel 1863: conta meno di un secolo: uninezia
per un popolo che vanta millenni di storia.
Noi siamo nettamente contrari al regionalismo storico.
Esso segnerebbe un regresso nella nostra educazione politica perché riattizzerebbe
fatalmente residui motivi campanilistici più di quanto riuscirebbe ad
addestrare le nostre masse alle responsabilità dellautogoverno,
ossia alla vera democrazia.
Se noi ci fermassimo ai limitati spazi regionali, noi non potremmo rivendicare
che una piccola frazione delle libertà e delle autonomie che ci occorrono
per addestrare i cittadini di ciascun Cantone italiano al consapevole
contemperamento delle aspirazioni di classe e, degli interessi locali con le
necessità dellintera Confederazione Italica e con le esigenze di
una pacifica collaborazione internazionale.
Teniamo infatti a ben sottolineare che il nostro federalismo vuol essere tirocinio
che prepari gli italiani al progressismo internazionalista.
Il mondo marcia verso linternazionale politica oltre che economica: se
così non fosse anche la seconda guerra mondiale sarebbe uninutile
strage.
Urge pertanto di rieducare politicamente gli italiani con sana pedagogia democratica
e con intenso addestramento elettorale, il che può ottenersi, meglio
e più rapidamente che per ogni altra via, nel circuito di circoscrizioni
cantonali che abbiano tanto contenuto politico-amministrativo da richiamare
costantemente linteresse diretto di larghe masse di cittadini.
Ma che cosè dunque il Cantone per il quale si battono
i federalisti cisalpini? E un razionale spazio geofisico, economicamente
e demograficamente individuato e costituito di unità capace di fornire
materia per una vita politico-amministrativa autonoma e fattiva, col minimo
possibile di ciarpame burocratico.
La Liguria, il Piemonte, la Lombardia, lEmilia e le Tre Venezie, ossia
tutta lItalia settentrionale nel suo insieme costituisce unarmonica
unità geografica, economica, etnica e spirituale, ben degna di governare
sé stessa: sarà il Cantone Cisalpino, con capitale
in Milano, baricentro della Val Padana, sarà il cantone campione che
rimorchierà lItalia intera sullerta del risorgimento nazionale.
E quali dovrebbero essere gli altri Cantoni dItalia? Ligi
al principio democratico i federalisti cisalpini rispetteranno la piena libertà
dei fratelli peninsulari di ordinare i rispettivi cantoni nel modo che essi
riterranno migliore.
Non è tuttavia chi non veda come la Sicilia e la Sardegna abbiano dalla
natura stessa, oltre che dalla storia, dallindole della popolazione, dal
proprio dialetto, dal propri interessi economici il diritto di costituirsi a
Cantone Siculo e Cantone Sardo, rispettivamente con
capitale a Palermo ed a Cagliari.
Con altrettanta evidenza Napoli - metropoli intellettuale e storica del Mezzogiorno
- ha ben diritto di costituirsi a capitale dun Cantone che
difenda ed armonizzi ed acceleri la rinascita economica della Calabria, della
Lucania, delle Puglie, della Campania, del Molise e forsanche dellAbruzzo.
Meno evidente è invece linteresse delle regioni centrali a costituirsi
in un unico cantone con capitale in Roma oppure con capitale in Firenze, lasciando
lUrbe retta a Territorio federale autonomo, o piuttosto in un Cantone
Tosco-Umbro- Marchigiano - il cantone a schietta economia mezzadrile - gravitante
su Firenze, ed in un Cantone Laziale gravitante su Roma.
Ne devono giudicare le popolazioni interessate.
LUrbe - decongestionata dalla pletorica burocrazia che vi si annida e
che vi si anniderebbe in qualsiasi Italia a struttura centralizzata - sarà
sempre la sede naturale e necessaria dei Governo Federale, la Patria comune
delle genti italiche.
Il nostro è un abbozzo.
I cisalpini, che la comune fede democratica convoglia nel movimento federalista
da diversi partiti politici - non intendono minimamente forzare i fratelli peninsulari
e costituirsi in quattro piuttosto che in otto cantoni.
La razionalità dei cantoni peninsulari emergerà dalla libera discussione
e valutazione degli interessi locali e tale razionalità sarà la
migliore garanzia dellefficienza della futura vita politico- amministrativa
dei Cantoni italici.
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