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Sì all Europa, ma che sia quella delle Regioni

G. Pagliarini, intervista di I.Iezzi da la Padania 1/2/05

Pagliarini: serve autonomia sul territorio

MILANO - «A noi è sempre piaciuto il concetto di Europa delle Regioni. Io sono lombardo e voglio essere autonomo»: Giancarlo Pagliarini mette subito in chiaro le cose parlando ad un convegno dove si chiede la nascita di uno Stato federale europeo. La richiesta viene dal Comitato lombardo d’iniziativa per lo Stato federale europeo, costituitosi su iniziativa dell’Associazione degli ex-Parlamentari della Repubblica, del Movimento Federalista Europeo (Mfe) della Lombardia e del Comitato regionale lombardo dell’Associazione Europea degli Insegnanti (Aede). «Al Comitato - dicono gli organizzatori - hanno aderito diverse associazioni e personalità del federalismo europeo lombardo». Alla presidenza è stata chiamata Maria Luisa Cassanmagnago, già vicepresidente del Parlamento europeo, mentre si è costituito un comitato esecutivo di cui fanno parte parlamentari, ex parlamentari o studiosi tra cui Emanuela Baio, Cecilia Chiovini, Fiorello Cortiana, Vittorio Dotti, Ugo Draetta, Antonio Duva, Alessandro Fontana, Sante Granelli, Alessandro Litta Modignani, Antonio Marzotto Caotorta, Enzo Percesepe, Lamberto Riva. «E' ormai chiaro -ha affermato Cassanmagnago durante il convegno “Dopo il trattato costituzionale: la questione dell’Europa politica” organizzato nel Consiglio regionale lombardo - che l'Europa può affrontare le sfide del nuovo millennio solo con la costituzione di uno Stato federale, di quella Federazione progettata negli anni cinquanta dagli iniziatori (De Gasperi, Adenauer, Schuman, Spinelli, Monnet) e che oggi può vedere la luce solo con l’iniziativa di un primo nucleo di Paesi: i sei fondatori della Comunità. Tale nucleo federale potrà svolgere la funzione di “magnete” per gli altri paesi dell’Unione che intendano per il momento mantenere un semplice legame di natura comunitaria ma che, in un futuro più o meno prossimo, vogliano anch’essi farne parte». Il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Attilio Fontana, ha invece insistito su due concetti: la necessità di un’Europa dei popoli e delle identità locali e l'importanza di una consultazione popolare sul Trattato. «Come Consigli regionali italiani insieme alle Assemblee legislative europee - ha insistito Fontana - abbiamo sempre ribadito la necessità di sottoporre a referendum le decisioni che riguardano le istituzioni europee. Purtroppo, anche nel caso del Trattato, almeno per quanto riguarda l’Italia, questa esigenza non è stata accolta e pertanto si corre il rischio di costruire un’Europa astratta sulla testa dei cittadini». Pagliarini condivide le richieste uscite dal convegno. Sì ad un’Europa federale, ma le unità che dovrebbero farne parte devono essere le Regioni, non gli Stati Nazionali. «In Italia sarà molto difficile ottenere un federalismo spinto - ha spiegato l’ex ministro -. Invece se passa l’idea dell’Europa delle Regioni, praticamente gli Stati Nazione perderebbero la totalità dei propri poteri attuando una doppia devoluzione: verso l’alto, Bruxelles, in poche materie; verso il basso, le Regioni, nella maggioranza delle competenze». Pagliarini riesce a legare europeismo e autonomismo: «Finchè rimangono gli egoismi degli Stati Nazione, l’Europa non si farà mai. Spingendo sul fatto che tutti vogliono l’Europa, occorre mettere in soffitta gli Stati Nazione. Ecco che rimarrebbero le ragioni autonome. Bruxelles potrebbe gestire poche materie e i grandi principi; le Regioni, la Lombardia, la Catalogna, la Sicilia, la Baviera, recepiscono quei principi con le proprie leggi». E Roma: «Non capisco perchè la Lombardia, legata al cappio dell’Unità d’Italia, non possa mai essere autonoma. Ripeto sono lombardo e voglio la Lombardia autonoma, non serve avere sempre di mezzo Roma che mi ruba i soldi». La soluzione è l’Europa delle Regioni, anche perchè «il processo di integrazione europea soffre di due basilari carenze - ha spiegato il professor Ugo Draetta, docente di Diritto internazionale all’Università Cattolica di Milano - a partire dal deficit democratico, che mina alla radice la legittimità delle istituzioni comunitarie, e dalla inefficienza del processo decisionale».


Inserito da: Verones in data 1/2/2005, ore 20:37
Scritto in Padano per la parte Estero di MGP Federale
           

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