| L'opera
e la figura di Carlo Cattaneo (1801?1869) sono più noti per fama
riportata ed Indiretta che per lettura diretta. E' una considerazione
amara che riguarda non solo il grande pubblico ma anche coloro che fanno
parte della comunità culturale e scientifica nelle sue numerosissime
quanto diversificate sfaccettature e specializzazioni.
Nonostante, tuttavia,
questa ostilità della cultura ufficiale, sempre dimostratagli
dalla proclamazione del Regno d'Italia (17 marzo 1861) in poi, Cattaneo
a partire dai terribili anni quaranta del Novecento è stato scoperto
e studiato. Oggi il grande Lombardo é più che mai attuale
e non solo per il suo federalismo, progetto ed eresia politici con i
quali sono stati e sono costretti a fare i conti sia tutti i pigri studiosi
di storia nazionale quanto i conformisti analisti della politica contemporanea.
Va, in modo particolare ricordato, che con Cattaneo la 'ragion di Stato',
questo gravoso quanto controverso legato della tradizione italiana di
studi politici, si dissolse in positivo e guardando in avanti, al futuro,
in quelle che sono le moderne e contemporanee 'ragioni dei Popoli'.
IL MAESTRO ROMAGNOSI
In questo modo
il 'princípio di nazionatità ? che il suo Maestro Gian
Domeníco Romagnosi (1761?1835) aveva con un neologismo chiamato:'etnicarchia':
potere cioè che deriva dall'ethnos, dalla gente, dai popolo ~
stava alla base del suo federalismo come conseguenza del fatto che egli
faceva derivare la sua proposta politica ed istituzionale proprio dalla
base della società, dalla comunità dei valori e degli
interessi degli uomini. Non casualmente nei pensieri del loro Maestro
che Alberto e Jessy Mario raccolsero nel volume "Carlo Cattaneo.
Cenni e reminiscenze" (1884) e che intitolarono "Scintille
di 'Filosofia Civile`, c'è una splendida frase che sintetizza
tutto il suo pensiero sia istituzionale che sociale: "Uno Stato
è una gente e una terra".
Per Cattaneo il fondamento giuridico della sua proposta di organizzazione
federativa dello Stato per un'Italia che doveva necessariamente rinnovarsi,
anzitutto sul piano sociale econormico e culturale, non poteva essere
che la libertà. L'ordinamento nazionale e regio ? con il suo
carattere accentrato ed uniformante rispetto alla profonda e plurale
diversità di esperienze, storie, culture e sviluppi territoriali
? non poteva che essere autoritario. E l'unificazione amministrativa
e statalistica era di per se stessa soffocatrice di ogni autonomia,
della libera iniziativa, della libertà. La politica e le istituzioni
dovevano per lui procedere dalla base sociale verso l'alto e non mai
viceversa perché solo il rispetto della pluralità dei
centri politici, avrebbe potuto assicurare la posperità della
società nella responsabile ed autogovernata direzione del suo
sviluppo morale e civile. Alternativa più radicale al processo
di unificazione italiana e di costruzione dello Stato non poteva venire
delineato sia nei confronti del giacobinismo mazziniano che nel più
empirico e realistico lealismo sabaudo del liberalismo moderato.
UN OSTRACISMO
"GUIDATO"
Queste sono,
dunque, le motivazioni di ostracismi radicati e per molti aspetti ancora
vivi, seppure mimetizzati da apparati concettuali ideologici' e partitici
sorti successivamente. Queste sono anche le ragioni per le quali il
pensiero di Cattaneo per molti aspetti non é stato ancora ?come
sarebbe auspicabile ?conosciuto, diffuso, interiorizzato e capito per
quello che fu: una rara quanto preziosa espressione di realismo e di
cultura politica ed istituzionale inserita dentro la folta schiera di
generosi quanto inesperti e romantici sognatori. Nel breve periodo storico
la Realpolitik di uno statista di grande razza come Camillo Benso di
Cavour canalizzò nell'apparato statuale piemontese, nella 'conquista
regia', tanta passione ma sul medio periodo ? scomparso Cavour nel 1861
quasi contemporaneamente alla nascita del suo capolavoro istituzionale
e politico? iniziò per l'intero Paese una serie di irrisolte
crisi che da allora giungono, secondo fasi alternate per intensità
e gravità, sino a noi.
Non a caso Piero Gobetti (1901?1926) scrisse di lui mentre il fascismo
stava seppellendo il Regno costituzionale nato dal Risorgimento che:
"la forza dinamica del suo pensiero è stata nel secolo scorso
meno esuberante di quella di Mazzini, il suo spirito ci appare ora meno
indeterminato e meno vaporoso, la sua figura più ricca di insegnamenti,
la sua eresia politica può presentarsi ancora come un programma,
i suoi scritti non sono diventati illeggibili come 'I doveri dell'uomo'".
Da queste sintetiche
considerazioni ne deriva che per parlare di Cattaneo e di questa sua
singolarissima sfortuna/fortuna occorre, almeno a mio avviso, prima
di tutto conoscerlo inserendolo nei contesti culturali e sociali in
cui visse.
Sul piano più generale dell'interpretazione di quel fenomeno
complesso e niente affatto rettilineo che è il 'Risorgimento'
occorre operare un lavoro di ricostruzione e di documentazione di grande
impegno ed assai lunga durata che investe l'intero periodo storico che
va dal tramonto degli antichi regimi con l'entrata in Italia dell'armata
repubblicana francese guidata da Napoleone Bonaparte (1796) alla nascita
della Repubblica Italiana a fondamento regionalistico ed autonomistico
(art. 5 Costituzione vigente) nel 1946?47.
Ricorrendo quest'anno
il Secondo Centenario della nascita di colui che nell'Ottocento e per
larga parte del Novecento venne indicato quale 'filosofo civile' per
eccellenza ho ritenuto ? come studioso del pensiero e dell'opera del
suo Maestro Romagnosi e suo prima che come Assessore Regionale alle
Culture, Identità e Autonomie della Lombardia ? che fosse doveroso
non indulgere alla retorica. In modo particolare nel ricordo culturale
e scientifico, divulgativo ed attualizzatore di uno tra i pochi ? originali
e concreti ? pensatori politici dei XIX secolo. Di una personalità
che, dedicatasi per tutta la vita a combattere battaglie generosissime
quanto nel suo tempo perdute, ha avuto la grande ventura di diventare,
invece, ai giorni nostri il protagonista di un autentico 'miracolo laico'
dal momento che sul pensiero e, molte volte, sulla stessa figura di
coloro che furono i suoi antagonisti è scesa sempre più
fitta la coltre dell'oblio o, peggio, di una conoscenza dozzinale priva
di costrutto e di visitazioni critiche. Quindi tale da indurre alla
ripulsa più che all'attenzione ed all'approfondimento.
La Collana "La
Lombardia di Carlo Cattaneo" che la Regione ha promosso vuole essere
un contributo efficace, organico ed accessibile per tutti. Capace di
stimolare l'interesse a meglio approfondire la conoscenza di una personalità,
eminente quanto creativa ed originale, dell'Ottocento lombardo, italiano
ed europeo. Una proposta che è davvero molto nello 'stile Cattaneo
'.
Sono passati
due secoli dalla nascita di Carlo Cattaneo e 132 anni dalla sua morte
eppure la sua 'mente' ? come si usava dire nell'Ottocento per indicare
pensiero e valori ? parla ancora alle nostre menti ed ai nostri cuori
Il 15 giugno scorso a Milano, nei saloni della Società del Giardino
e della quale Cattaneo fu socio, il primo Presidente della Regione Lombardia
eletto direttamente dal popolo, Roberto Formigoni, ha ricordato la profondità
ancora vivissima e stimolante del grande Lombardo. Lo ha fatto presentando
il primo dei cinque volumi che raccolgono gli scritti che Cattaneo nel
corso della sua vita e della sua esperienza dedicò alla sua Lombardia.
Per conoscere
ed apprezzare il pensiero di Cattaneo e per valutare la portata ancora
dirompente della sua eresia polica ed istituzionale mi è sembrato
assai pertinente partire d agli studi che eg1i dedicò alla sua
terra nativa. Cattaneo non amava la politica faziosa e parolaia. Nell'ottobre
del 1848 scriveva da Parigi alla moglie: "La politica è
puro odio e lotta perpetua: vi sono certi che se ne deliziano; ma io
son nato per lavori di una natura più quieta". Da qui la
scelta, proprio sul finire dell'anno rivoluzionario per eccellenza ?
il 1848 ? tanto da essere chiamato "anno dei portenti, di trasferire
la sua residenza a Castagnola, nei pressi di Lugano, dove dimorò
da allora sino alla morte.
LUCIDITA' E AZIONE
Fu, quindi, un
uomo di studi e non 'd'azione' anche se nella necessità delle
contingenze storiche cercò di fare la sua parte (a Milano durante
le Cinque giornate; a Napoli con Garibaldi; nel 1867 a Firenze dopo
l'elezione a deputato al Parlamento per il Collegio I di MIlano. Tuttavia
la sua partecipazione ebbe vigore grazie sempre alla forza del suo pensiero
giacché era più forte in lui la lucidità della
previsione realistica e critica rispetto agli entusiasmi che nascevano
da eventi che ? pur rilevanti e, spesso, travolgenti ? egli non mancava
mai di considerare contingenti se non in grado di fondare stabilmente
líbertà concrete, diritti resporisabili e doveri equilibrati.
Il primo volume
della Collana regionale ? "Dell'insurrezione di Milano nel 1848
e della guerra successiva" ? assume davvero un carattere essenziale
per introdurre alla conoscenza di Cattaneo. Volume di netto impianto
lombardo considera l'eroismo generoso e costruttivo del popolo milanese
che sfida e vince le numerose truppe imperiali di Radetzky e le grette
ed avvilenti miserie della guerra regia di Carlo Alberto. Nella primissima
versione francese Cattaneo fece conoscere entrambi questi fatti in un'Europa
in fiamme e quale testimonianza di verità.
La breve quanto
amarissima esperienza del 1848 rafforzò, soprattutto, in lui
la convinzione che solo una Lombardia autonoma in un contesto federativo
più ampio, italiano ed europeo, avrebbe davvero potuto essere
componente fondamentale della Confederazione italiana che voleva e progettava
secondo la sua più che mai anticipatrice visiorie di una Europa
di Popoli, Comunità e Libertà.
Il secondo volume
della Collana sarà pubblicato nel prossimo autunno e raccoglierà
testi di grande importanza per la conoscenza di Cattaneo e dei suoi
ancora oggi insuperati studi sull'anima e sulla realtà storica
geografica ed economica della Lombardia. In un unico volume compariranno,
infatti, sia "Notizie naturali e civili su la Lombardia" (1844),
sia il celebre saggio storico ? politico 'La città come principio
ideale delle istorie italiane" (1858).
La Regione Lombardia
ha richiesto per questo impegno di ricerca e di divulgazione il contributo
scientifico del glorioso Istituto Lombardo. Accademia di Scienze e Lettere
presieduto da Antonio Padoa Schioppa; di un apposito gruppo di studio
formato ? oltre che dallo stesso Padoa Schioppa da Giorgio Rumi, Enrico
Decleva, Maurizio Vitale, Robertino Ghiringhelli, Franco Livorsi e Romano
Bracalini e la collaborazione dì studiosi ? un nome su tutti.
Luigi Ambrosoli che hanno dato importanti ed originali contributi di
studio sul pensiero e l'opera di Cattaneo. La strada per conoscere Cattaneo
a tutti i livelli è ormai aperta.
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